Il cibo. Dritti al punto, via il dente via il dolore.

Allora, vorrei parlare di una cosa importante, non so se ci riuscirò ma ci devo quantomeno provare.
Il cibo. Oggi dovremmo provare a chiederci cos’è il cibo per noi. E cercare anche di darci una risposta. Lungi da me procurarvene una adesso però.
Quello che mi preme è cercare di capire quella che io interpreto come una tendenza.
Lo skyr, ad esempio, è una tendenza.
Il total fage è una tendenza.
La spirulina è una tendenza.
Anche il maca, i super food, la polvere di Acaj, gli albumi pastorizzati.
Insomma tutte quelle cose per cui io mi chiederei “perché sto mangiando questa cosa qua?”.
Torno allo Skyr, così, per farvi un esempio: leggo spesso e volentieri di gente che si chiede come introdurlo nella propria alimentazione, come mascherarne il sapore, come utilizzarlo per non sentirne il sapore acidulo, ecc..
E gli albumi? Quanta gente che ancora mi chiede, quando pubblico una foto del budino di albumi, se…”si sentono gli albumi”. Cioè, ragà, è fatto di albumi non può certo avere il gusto di un bignè alla panna. E perché lo mangio? Perché A ME PIACE.
Così come lo Skyr, il quark magro, il cacao amaro con sola acqua. Tutti cibi che faccio fuori praticamente puri e a cucchiaiate direttamente dal barattolo.
Ho abituato il mio palato, questo è vero. Non amo più i sapori particolarmente dolci ma quando mangio qualcosa mi lascio guidare dal gusto, non dal fatto che quei determinati cibi devono rientrare nei macronutrienti della giornata, così a caso e senza senso.
Insomma, in nome dei macros e di un’alimentazione da bibbì (concedetemi questa licenza poetica), siamo disposti (siete, poi vi spiegherò il perché) ad introdurre cibi che non vi piacciono, il cui gusto vi fa rabbrividire, che digerite con fatica e che vi lasciano con l’amaro in bocca, metaforicamente ma anche realmente parlando.
Cosa accadrà se per tutta la settimana, il mese o anche per più tempo porterete avanti un’alimentazione dettata solo ed esclusivamente dall’esigenza di seguire piani preconfezionati, in vista di obiettivi che nulla hanno a che vedere col piacere del cibo, con il sacro (per me) momento in cui finalmente ti siedi davanti ad un piatto dopo una dura giornata di lavoro, di sfacchinate e commissioni in giro per la città? Accadrà che ad un certo punto del percorso sfocerete in un’abbuffata, che la domenica vanificherete tutto il lavoro fatto durante la settimana o, al peggio, prima o poi abbandonerete il piano alimentare tornando alle vecchie e insane abitudini.
Questo è anche uno dei principali motivi per cui le diete ipocaloriche falliscono: perché introduciamo nella nostra alimentazione cibi che non ci piacciono, che non ci soddisfano, per cui non proviamo gusto e piacere.
Le diete, poi, hanno lo svantaggio di non insegnare nulla al personaggio che le sperimenta, che si trova solo ad applicare un protocollo senza capire il rapporto tra i vari nutrienti e come questi debbano o possano influire su di lui come essere vivente e come soggetto con determinate e specifiche caratteristiche.
Insomma, quello che voglio dire è che il cibo è sì nutrimento ma è prima di tutto piacere. Da che mondo e mondo è sempre stato così: sinonimo di convivialità, di allegria, ma anche di introspezione, di autocompiacimento, di ricompensa. Non crediate (e non fate mai in modo che accada) che “mangiare salutare” voglia dire perdere tutto questo.
L’ho sempre detto e lo ripeterò fino allo stremo: io mangio in questo modo perché provo gusto nel farlo, perché quando torno a casa dal lavoro quello di cui ho voglia è davvero un’intera confezione di Skyr piuttosto che una di Nutella.
Dovete amare quello che fate non farlo perché avrete un rientro in termini di bellezza esteriore o di obiettivi fisici e prestazionali (in palestra). Questo, se accade, è solo un surplus, un valore aggiunto.
Quindi, in definitiva, se l’uovo o lo yogurt magro 0% o la spirulina non vi piacciono non mangiatene, il mondo è un posto talmente grande che i cibi che possiamo trovare, farci piacere, far rientrare nei nostri piani alimentari senza dover necessariamente mangiare “schifezze” (ma che, soprattutto, non abbiamo ancora assaggiato) sono infiniti.
Quindi sperimentate sì ma se non vi soddisfano passate oltre.
E niente, dalla regia è tutto, linea a voi in studio.
@panderella_

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7 thoughts on “Il cibo. Dritti al punto, via il dente via il dolore.

  1. Ale tutte le volte che leggo sotto la tua crema di albumi: “ma si senta tanto il gusto dell’albume?!” penso esattamente la stessa cosa! E comunque sei una grande, punto.
    Volevo chiederti, che percorso di studi hai seguito? Ti piacerebbe fare di questa tua passione un lavoro?
    Un abbraccio virtuale!

    1. Fare di questa mia passione un lavoro sarebbe il mio grande sogno, considerando che ho studiato come Psicologa, mi sono abilitata ed ho un master in Psicologia del Comportamento Alimentare ^_^
      Per il budino di albumi…ho perso le speranze 😅

      1. Immagino non sia facile, però caspita, quanto sarebbe bello?! E non so, ma per quel poco che ho letto (e leggo) di te tramite i tuoi post motivazionali, didascalie Ig e similari, penso che saresti SUPER!
        Se mai dovessi aver bisogno di un’arteterapista (una che ha studiato terapeutica artistica insomma) per qualche progetto, (tra un paio d’anni) batti un colpo che io corro!

        Eheh non ci sono speranze!

  2. Infiniti applausi! Non potevi esprimere con parole migliori quello che penso ogni volta che sento persone chiedere consigli su “quello che DEVONO mangiare”. Il cibo è nutrimento, piacere, varietà, espressione di sé stessi. Chapeau! 🙂

    1. Comunque si voglia mettere la questione prima o poi la testa, ed il corpo, tenderanno ad assecondare i propri desideri…nel bene o nel male. È una fortuna per me che nel mio caso siano piaceri positivi. Tuttavia anche in questo ci vuole solo un po’ di educazione alimentare (e psicologica, perché spesso sono proprio i meccanismi di base che devono essere modificati).

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