Ferie che vengono, schiena che va.

E poi improvvisamente arriva un uragano bastardo a sconvolgere tutti i tuoi piani.
Te sei lì, beata, che ti godi (o, più che altro, inizi giusto a goderti) la tua settimana di ferie, in solitaria in una nuova palestra semi vuota, che ogni volta è sempre un po’ come una sorta di iniziazione, e poi patatrack. Ti rompi un po’.
Cioè, non è che ti rompi letteralmente però è un po’ come se accadesse perché, anche se in realtà è solo un inconveniente di passaggio (leggi contrattura zona lombare) che ti obbliga a stare lontana dai tuoi amati allenamenti per un po’ di tempo, ti senti anche un po’ rotta dentro, lì in quella zona dove batte il cuore di una fitness addicted.
Io non so cosa sia accaduto, io che cerco sempre di curare ogni minimo dettaglio, che (s)parlo a proposito di propriocezione e di quanto sia importante ricercarla costantemente, che cerco di mantenere il controllo su ogni singola cosa, io che mi affanno a cercare la perfezione, io devo proprio aver sbagliato qualcosa. In primis perché un’errata esecuzione di un qualche esercizio mi ha portata a questo (ovvero completamente immobilizzata per un paio di giorni e conseguente convalescenza di un mesetto circa), in secondo luogo perché ho “rovinato” le mie ferie che, nella mia immaginazione, dovevano essere fatte di sole, mare, passeggiate, escursioni, gitarelle e, beh sì, sessioni in palestra.
Invece è accaduto che mi sono acciaccata già al mio primo workout, ho passato i successivi due giorni in un letto e di allenarmi non se ne parla più. Fin proprio alla fine del mese, mica pizza e fichi.
Oltretutto questa cosa mi scombussola, e non poco, anche dal punto di vista psicologico.
E, dato che non voglio essere ipocrita, e dire che va tutto alla grande anche quando così non è, sono qui a condividere i miei pensieri e le mie considerazioni con voi.
Cosa vuol dire, per chi si allena e cerca di mantenere un determinato stile alimentare ogni giorno della sua vita con costanza e determinazione, ritrovarsi improvvisamente ferma? Vuol dire perdere un po’ la bussola, i punti fermi su cui si basa la sua vita da “atleta” e subire una battuta d’arresto, il che si traduce nel rimescolare le carte e cercare di riorganizzare le cose in funzione di mutate condizioni.
Non mi allenerò (quantomeno con i pesi) per circa un mesetto, va da sé che la mia alimentazione non rimarrà invariata perché ovviamente verrà meno una buona parte di attività quotidiana e le mie giornate diventeranno un po’ meno frenetiche.
Ovviamente questo ha un impatto psicologico su di me non indifferente. Soprattutto se, casualmente, associato al fatto che sono in ferie, a casa mia, e sto mangiando senza tener conto del mio piano alimentare, concedendomi tutto quello che di solito non mangio. Ho esagerato, mi sono contenuta, ho esagerato di nuovo e sono entrata in questo circolo vizioso in cui un po’ mangio e un po’ mi controllo. E continuo a ripetermi che non fa nulla, che da lunedì riprenderò da dove ho interrotto. Ma così non è, perché in effetti non riprenderò esattamente da dove ho lasciato. Ricordiamolo, non mi è possibile allenarmi.
Se ci penso, obiettivamente, so che posso tranquillamente concedermi questi giorni di “fuori pasto”: dopo un intero anno passato più che diligentemente posso decisamente lasciarmi andare ad una settimana di vizi e stravizi. Cosa vuoi che accada?!?!
Però, lo ammetto, qualche pensiero distorto c’è. Penso che non potendo allenarmi non potrò tornare allo stato pre-Salento, pre-cibo di mamma, pre-sgarri. Sono pensieri del tutto normali, a mio avviso. Come ho sempre detto siamo esseri umani e ci dobbiamo confrontare con le normali paranoie riguardo al nostro stato psico-fisico. Però sono qui a scrivere proprio perché io questi pensieri li voglio e li devo controllare. La sottile linea di demarcazione tra salute e malattia sta proprio nel prendere coscienza di determinati pensieri, di particolari situazioni, nello scindere cosa si vorrebbe da cosa si dovrebbe fare. Ed io so bene che dovrò impostare il mio piano alimentare in modo che sia sostenibile ed adeguato alla mia nuova condizione. Ma questo deve avvenire in maniera sana e salutare, senza restrizioni che non stanno né in cielo né in terra, senza eliminazione di alcun nutriente, senza privarsi di cose fondamentali per la salute del proprio corpo.
Nel frattempo in questi giorni devo solo continuare a godermi le ferie o, per lo meno, devo potermi godere ciò che ne rimane. E questo, per me, significa pranzare con mia madre e gustare il brodo di pesce, le linguine con gli scampi, farle sentire che sono qui e faccio parte, in toto, di questa famiglia. Significa far fuori una birra e due pezzi di pizza con gli amici sotto forma di aperitivo ignorante e magari prendere anche quei due gelati in più.
Cavolo, ho mangiato male una vita e, nonostante tutto, sono qui e allo specchio non mi vedo poi così male. Ma questo è frutto dei miei due anni dedicati a questa “nuova vita”, a questo percorso che amo follemente percorrere e che non voglio mai più abbandonare. Quindi oh, magari peggiorerò un po’ ma posso sempre rimettermi in carreggiata in un battibaleno.
E magari questa cosa stasera, quando mi infilerò sotto le coperte, mi farà sentire un po’ in colpa ma lunedì mattina mi voglio alzare, prendere un treno (o un autobus) direzione Roma e pensare che, alla fine, queste ferie non sono state poi così male.

con affetto, testa, cuore e schiena andante
@panderella_

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