Autogestione e pensieri.

Lo so, sono spesso assente ultimamente. Lavoro molto e quando ho un attimo libero corro in palestra o cerco disperatamente di passare una mezza giornata al mare. E così tutto il resto finisce per passare in secondo piano: blog, profilo Instagram, collaborazioni. Ho bisogno di riposo e tempo libero ma finisco inevitabilmente per riempire tutta la mia vita perché altrimenti mi sembra di sprecarla.

È da un po’ di tempo che un pensiero mi assilla. Più che un pensiero è un vero e proprio quesito: cosa vuol dire realmente autogestirsi?

Ve lo dico subito, senza preamboli, senza giri di parole, senza peli sulla lingua.

Significa costanza, determinazione, sacrifici, speranze (davvero TANTE speranze), aspettative, desiderio, ammirazione. Allenarsi in autonomia significa insicurezza, non sapere dove andare a parare il 90% delle volte, significa leggere, informarsi, il più delle volte capire meno della metà delle cose che si leggono. Ma più di tutto significa insoddisfazione e INVIDIA. Sì, l’ho detto.

Sia chiaro, se tornassi indietro, del mio percorso rifarei tutto, esattamente così come ho fatto. Non cambierei una virgola perché a tratti la soddisfazione più grande è proprio essere riuscita a raggiungere determinati standard con le tue sole forze, senza aiuti esterni, senza arrenderti mai all’insoddisfazione. Mi rendo conto che, per certi versi sono stata davvero brava, dovrei davvero premiarmi per l’ottimo lavoro che ho fatto fino ad ora, per come sono arrivata dove sono, per aver imparato ad impostare il mio percorso con una certa efficacia ma mi rendo anche conto che dopo tre anni, dopo essere cambiata profondamente (in questa sede non avrete testimonianze fotografiche ma vi assicuro che il mio cambiamento, dovuto in larga parte ad un lavoro costante e impostato sul lungo periodo, è palese ed io sarei ipocrita a non ammettere che esso sia avvenuto realmente e che sia anche visibile a colpo d’occhio) e dopo aver ottenuto buona parte delle cose che volevo e aver raggiunto quasi tutti gli obiettivi che in origine mi ero prefissata di raggiungere, manca quel tocco in più. Quello del: “ecco, è così che mi voglio!”.

Questo non significa puntare TROPPO in alto, significa semplicemente che nel corso del tempo la lancetta degli obiettivi è andata spostandosi sempre un pochino più in là fino allo stato attuale delle cose. E da una parte è un bene, in primis perché vuol dire che gli obiettivi che mi sono sempre preposta erano reali e fattibili e che, piano piano, dopo averli raggiunti, me ne sono posta altri, in modo da spronarmi a fare sempre di più e sempre meglio.

Il punto è che spesso tutto questo mi fa rabbia, soprattutto frequentando Instagram e gruppi Facebook dove vengo bombardata da foto di donne perfette e (soprattutto, diamine!, soprattutto) dai percorsi di gente, spesso più giovane di me, che è riuscita a raggiungere traguardi migliori nella metà del tempo che ci ho messo io ad arrivare dove sono. Gente spesso seguita da personal trainer che ha la “fortuna” di avere a disposizione programmi di allenamento personalizzati e schede alimentari tarate sulle loro personalissime esigenze. La maggior parte assemblata per bene tra di loro in quelle che ormai sono diventate le “fitness couple”.
Ed è qui mi scatta l’invidia. Perché io non voglio assolutamente mettere in discussione il lavoro degli altri, sia chiaro. Seguire un piano alimentare, allenarsi è difficile PER TUTTI ed è OVVIAMENTE una nostra scelta e un PIACERE ma a volte può essere anche molto complicato fare tutto e farlo bene. Però, permettetemelo, è più facile (e più bello) quando i pasti li devi preparare per due e/o  di fronte hai una persona che comprende perfettamente le tue esigenze. Diciamocelo: vi rafforzate a vicenda, vi date man forte e nessuno dei due mette “a repentaglio” il lavoro dell’altro.

Quando la sera torno a casa e quella volta ogni tre o quattro settimane in cui mi prende la voglia di svuotare il frigo, terminare tutti i barattoli di frutta secca aperti, di fare fuori le tavolette di fondente, tutte quelle volte non ho nessuno che mi dica “non farlo!” se non sono io stessa ad impormi dei limiti. Certe volte sento di non poter fare tutto da sola, certe volte sento che senza l’aiuto di un personal trainer, un piano alimentare ben studiato ed un programma d’allenamento efficace più avanti di dove sono ora non andrò. E penso che mi piacerebbe avere intorno quantomeno persone che condividono questa passione con me.

Certe volte autogestirsi è più complicato del trovare il workout giusto, la combinazione di esercizi efficace, la quantità di macros adatta a te.

Certe volte autogestirsi è testa, altre volte è cuore, spesso è una combinazione di entrambe le cose.

Ma più di ogni altra cosa autogestirsi vuol dire essere qualcuno o qualcosa che non sei ancora, che non sai se sarai mai ma che PER CERTO sai che vorresti essere.

Va cosi.

 

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